Tra i luoghi del margine. Fotografie e immagini di una Polveriera dismessa nell’area torinese

A monte di questo post c’è un lavoro di approfondimento didattico che ho compiuto dal dicembre 2014 al maggio 2015 presso l’Istituto di Istruzione Superiore Blaise Pascal di Giaveno in provincia di Torino. Con la collaborazione di Lorella Pogolotti e insieme a studentesse di classi diverse sono state affrontate tematiche connesse al rapporto fra migrazione, scuola e realtà locale.

n.2Il lavoro di gruppo è stato svolto nell’ambito del Progetto BABE rivolto alle Scuole Superiori. Di comune accordo, abbiamo dato rilevanza a un’esplorazione della soggettività individuale che ha chiamato in causa le appartenenze generazionali e di genere, oltre che il ruolo delle reti parentali e amicali. Questa ricerca si è ispirata alla mostra fotografica “In Campo” esposta a Milano presso gli Ex Frigoriferi Milanesi nel novembre 2014 e realizzata da giovani fra i 15 e i 21 anni, che aveva come obiettivo la rappresentazione fotografica di spazi al « confine » legati alla produzione artigianale e agricola in cascinali semiabbandonati fra Piemonte e Lombardia. Al termine del nostro lavoro, quattro delle studentesse coinvolte nel gruppo di Giaveno, alcune delle quali figlie di migranti, hanno deciso di realizzare una serie di fotografie all’Ecomuseo del Dinamitificio Nobel di Avigliana (Torino).
Lo stabilimento è stato attivo, dal 1872 al 1965, nella produzione di esplosivo, incrementata durante le due Guerre Mondiali. Dalla fine del XIX secolo, il Dinamitificio ha favorito un considerevole flusso migratorio della popolazione locale in Sud Africa dove la manodopera specializzata è stata impiegata per l’estrazione nelle miniere d’oro e diamanti nell’area di Johannesburg e di Kimberley. Si tratta di un luogo che fa parte della memoria collettiva del territorio, testimoniando trasformazioni sociali e produttive, e contemporaneamente è legato ai conflitti bellici; uno spazio che conferma un lavoro duro e non protetto e rappresenta un punto di incontro tra luoghi del margine e realtà locale. Sin dal 1900 si registrano gravi esplosioni che hanno prodotto vittime fra operai e operaie, come si evince dalle ricostruzioni documentarie del Museo.
Abbiamo ripercorso i vari cunicoli, soffermandoci sullo scenario delle aree di lavoro.

n.8Le studentesse hanno fotografato gli esterni, i percorsi obbligati per il passaggio del materiale esplosivo, il rifugio antiaereo che doveva proteggere la struttura.

 

 

n.6I muri che via via si presentano, pur inseriti in un paesaggio prealpino, evocano universi chiusi, serrati, e rinviano a luoghi di coercizione, isolamento e internamento. Questo scenario liminale bene si intreccia con il lavoro sui video strutturati intorno al tema delle migrazioni nella realtà contemporanea proposti nel corso della realizzazione del progetto BABE. Questioni che hanno richiamato alla memoria delle studentesse le condizioni di vita e di lavoro delle famiglie migranti, i diversi percorsi dell’arrivo in Italia, il rapporto con il lavoro di padri e madri, l’impatto con una lingua “altra” e, più nello specifico, il complesso rapporto con l’universo scolastico e locale.

n.15La scelta di fotografie vuole documentare lo sguardo di giovani donne rivolto a uno spazio generatore di inquietudine e contemporaneamente mostrare l’attenzione al rapporto con il paesaggio, al tentativo di intravedere un varco, una via di uscita da una realtà di lavoro segregante e forzata.

n. 22Il materiale fotografico sollecita approfondimenti diversi. Si può, ad esempio, esplorare l’ipotesi di una raccolta da parte delle studentesse di memorie di lavoro del Dinamitificio. La prospettiva potrebbe essere quella di costruire, con la collaborazione dell’Istituto e degli insegnanti, una relazione con i testimoni locali, oltre che con operaie e operai. La discussione che intreccia storie di vita e di lavoro, culture, sguardi e domande di giovani generazioni è aperta.

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